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Note critiche

La critica

La critica - WOODNS

 


 


Sembra quasi più facile scrivere di Woodns, Umberto Boscolo (Rovigo, 1932-Como, 2008), dopo che la critica e la stampa ufficiale - non essendo riuscite ad individuale le sue eccezionali capacità pittoriche, perché ha sempre operato in solitudine senza mai esporre in pubblico -, non si sono interessate a lui durante la sua intensa attività. Dopo una breve ma incurabile malattia, è stato costretto ad abbandonare la tavolozza e i pennelli nel suo box-studio di Como, per la precisione in via Spartaco 13/B a Rebbio, il 9 aprile 2008, ancora nel pieno vigore dell’attività pittorica, pronta ad essere riconosciuta pubblicamente, per seguire la morte che l’aveva preso per mano. Speriamo per accompagnarlo su una stella solitaria dove poter continuare a dipingere, per poter portare a termine un percorso artistico interrotto all’improvviso. Woodns ha lavorato intensamente in tutte le stagioni, con il bello e il cattivo tempo, portando a termine oltre un migliaio di opere, sparse un po’ ovunque soprattutto in Svizzera, Lombardia e Liguria, lasciandone poi  un buon numero, che abbraccia il suo intero e complesso itinerario pittorico, proprio nella casa di Rebbio. Ha ottenuto un ottimo successo di vendita, fra collezionisti e amanti d’arte, senza nessuna mostra personale o collettiva, e nessun riconoscimento o medaglia d’oro (certamente arriveranno alla memoria), perché umile, schivo ai vernissage e ai flash, ai complimenti e agli applausi. Ma le opere parlano da sole. La sua pittura non si è ispirata a nessuna scuola in particolare, perché ha sempre preferito lavorare isolato, senza una guida e un consiglio. E’ stato un artista completo ed estroso, riservato ed autonomo, che, utilizzando diverse tecniche  e tematiche ci mette ora in grado di apprezzare il suo vasto e vario lavoro: una pittura semplice e concreta, facilmente leggibile anche dai profani e dai turisti che sostavano per poco tempo davanti al suo cavalletto, e che portava lusinghieri risultati di vendita. 

Poiché ci troviamo davanti a uno degli ultimi autodidatti, a un eclettico pittore di strada, è giusto osservarlo e studiarlo con una determinata attenzione per assaporare al meglio i vari passaggi che lui è riuscito a compiere nel suo operato, il frutto di una vita in gran parte dedicata quasi esclusivamente alla pittura: cominciando dall’olio con il pennello e la spatola per passare poi alla matita, al carboncino, alla sanguigna, alla seppia, all’acquerello, al pastello, all’acrilico, alla miniatura e all’astratto. I suoi paesaggi, le sue nature morte, le sue rive dei laghi, i suoi monumenti, i suoi lungomari, le sue figure, i suoi cavalli, i suoi ritratti, le sue piazze e le sue forme geometriche sono tutti eseguiti con pennellate leggere e sottili per rappresentare i particolari caratteristici (in particolare nei «Francobolli»), e da pennellate alle volte un po’ più decisive e vibranti per le ampie e armoniose vedute, come quelle innevate. Tutto in perfetta coerenza con il suo complesso carattere.

Alla fine degli anni Settanta iniziò a firmare le sue opere con lo pseudonimo Woodns  e presto divenne un pittore estroso, caratteristico e originale, dallo stile e dalla tavolozza inconfondibile che scaturiscono dal suo mondo interiore, forte di una inesauribile fonte di incitamento e di fantasia. E’ una pittura precisa e sentita che usciva spontanea e limpida dal suo cuore fortemente innamorato della natura, della quale sa cogliere gli aspetti più belli e suggestivi. Woodns appartiene a quella schiera di pittori viaggiatori che, nella seconda metà del secolo scorso, ha percorso in lungo e in largo l’Italia alla ricerca di sempre nuove esperienze e ispirazioni. Pittore di strada poliedrico, vero amante della natura, è stato principalmente fedele ad un personale realismo di dipingere all’aperto e al principio della capacità dell’arte di comunicare con la gente. E’ arrivato così, da solitario autodidatta, a diverse tecniche pittoriche e a varie tematiche, sentendo solo e sempre più il bisogno di approfondire la conoscenza del suo autentico mestiere con una ricerca seria e completa.

Woodns fu un umile e semplice autodidatta molto vario che iniziò alla maniera naif, ma amò più a lungo il ritratto con il figurativo, per dedicarsi all’astratto e alla miniatura solo al termine della carriera; un dilettante di strada, solitario e schivo, che è stato capace di creare, per il suo e per il nostro piacere, opere pure, belle e sublimi, con una tavolozza vivace e variegata. Fu un naturalista vero che riusciva a cogliere gli angoli più caratteristici in tutti i suoi particolari, per riportarli poi su tele e fogli bianchi con delicata meticolosità e umiltà. Per vocazione si sentiva un naturalista, ma non tralasciava altre composizioni. Importante e piena di fascino è stata la sua pittura paesaggistica, un’esperienza raffinata che ci tocca e che ci suggestiona, e che molto piace ai collezionisti. Nel suo lungo percorso artistico, durato più di quarant’anni, Woodns  è rimasto un artista prevalentemente figurativo, che amava la natura e la rappresentava con sincera partecipazione e che, per mezzo dei colori, riusciva ad ottenere atmosfere soffuse, cieli trasparenti, distese dolci e innevate. Un pittore genuino, autonomo, estroso, gioviale, ricco di fantasia creativa e di colore che, per la sua validità pittorica, deve essere collocato fra i grandi figurativi della Scuola lombarda di fine Novecento.



a cura di Leonardo Tanno

 

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